Formazione Finanziata

Fondi interprofessionali e formazione continua da potenziare in Italia

08/10/2024
Ilaria Bucataio

L’Italia è ancora indietro rispetto agli altri Paesi europei in termini di formazione continua per gli adulti. Per garantire una competitività duratura nel contesto della trasformazione digitale, è necessario un maggiore investimento in percorsi formativi, rendendo accessibili strumenti efficaci per l’aggiornamento delle competenze.

Le aziende, i professionisti e ormai anche i lavoratori sono consapevoli dell’importanza dell’introdurre percorsi formativi e percorsi di aggiornamento delle competenze, che consentono di stare al passo con i tempi e di migliorare la competitività (dell’impresa e della persona nel mercato del lavoro). Tuttavia, l’Italia fatica se si considerano le altre europee: solo il 39,3% della popolazione adulta accede a percorsi formativi. Questo dato colloca il Paese al di sotto della media europea: ma cosa si può fare per migliorare?

L’importanza di colmare il divario formativo

In occasione del “Festival del Digitale Popolare”, un evento organizzato a Torino dalla Fondazione Italia Digitale, il presidente di Forma-Tec, Mirko Papetti, ha sottolineato come il quadro italiano per ciò che riguarda la formazione continua sia decisamente preoccupante. Con meno del 40% della popolazione adulta coinvolta in percorsi di aggiornamento e solo il 27% che accede a programmi di istruzione terziaria, l’Italia si colloca al diciottesimo posto nella classifica dei Paesi dell’Unione Europea. Questo risultato evidenzia un divario significativo rispetto agli obiettivi fissati dall’UE, che mirano a garantire il coinvolgimento del 46% della popolazione adulta in percorsi formativi entro il 2024, con l’ulteriore obiettivo di raggiungere il 60% entro il 2030.

Papetti ha sottolineato come la formazione continua non debba essere considerata un optional, ma una necessità imprescindibile per favorire l’adattamento del sistema produttivo nazionale ai cambiamenti tecnologici e digitali. La digitalizzazione sta creando nuovi ruoli e richiede competenze che non erano necessarie fino a pochi anni fa. Di conseguenza, chi non aggiorna le proprie competenze rischia di essere tagliato fuori dal mercato del lavoro o di vedere ridotta la propria competitività.

Per affrontare questa sfida, è fondamentale che il governo italiano prosegua e intensifichi gli investimenti nella formazione. Esistono già diversi strumenti dedicati alla crescita professionale dei lavoratori, come i fondi interprofessionali, che consentono alle imprese di finanziare la formazione del proprio personale. Tuttavia, secondo Papetti, è necessario un impegno più strutturato. Il Fondo nazionale competenze per l’innovazione, attualmente in attesa della sua terza edizione, potrebbe giocare un ruolo determinante nel sostenere lo sviluppo delle competenze digitali e nell’aiutare il sistema economico italiano a mantenersi competitivo.