Trasformare la diversità generazionale può essere un importante vantaggio competitivo per le imprese italiane e per i professionisti. La formazione personalizzata e lo scambio reciproco di competenze tra junior e senior sono infatti tra gli elementi che, secondo una recente ricerca, contribuiscono a creare organizzazioni resilienti e innovative.

Le aziende italiane sono sempre più consapevoli che la gestione della diversità generazionale non è un’opzione, ma una sfida concreta, attuale e necessaria da superare. La recente ricerca “La formazione nel mosaico generazionale” condotta da Gility, una learning technology company, evidenzia come il successo aziendale dipenda dalla capacità di creare sinergie tra le diverse fasce d’età che possono trovarsi a collaborare all’interno di uno stesso contesto aziendale: dai cosiddetti Baby Boomers alla Gen Z. La differenza d’età si traduce in una differenza di approccio e competenze, che però deve essere trasformata in una leva strategica in azienda.
Formazione e mentoring: il valore dello scambio generazionale

Dalla ricerca di Gility emerge un dato interessante: mentre i giovani professionisti sono entusiasti all’idea di apprendere dai colleghi più esperti, spesso manca la stessa apertura da parte dei senior. Se l’89,7% dei giovani considera il mentoring una risorsa preziosa, il 92,3% delle aziende ha rilevato una resistenza da parte dei senior nel condividere conoscenze. Questo gap evidenzia la necessità di programmi strutturati che valorizzino il ruolo dei senior come custodi del know-how aziendale e promuovano una cultura dello scambio reciproco.
Quale può essere la modalità giusta per superare questa iniziale diffidenza e per contribuire ad una maggiore collaborazione tra i diversi profili presenti in azienda? L’idea è quella di progettare ed erogare percorsi di formazione multigenerazionale che vadano oltre il semplice trasferimento di competenze. L’obiettivo è creare un ecosistema in cui le esperienze tecniche, acquisite nel corso degli anni di carriera, dei senior si fondano con le competenze digitali e l’attitudine all’apprendimento continuo delle nuove generazioni.
Quali sono i percorsi più adatti per questo scambio di conoscenze? Si possono prevedere programmi di mentorship, gruppi di lavoro multigenerazionali e iniziative di team building. Attualmente, come riporta la ricerca condotta da Guilty, solo il 5,1% delle aziende ha già avviato programmi di mentorship e appena il 6,4% ha implementato team multigenerazionali, perciò è evidente che esiste un margine di miglioramento significativo.
