La formazione continua è il motore della crescita professionale e un potente strumento di welfare aziendale. Eppure, in Italia resta ancora poco sfruttata. Scopri perché è fondamentale investire nella formazione e come accedere ai finanziamenti disponibili.

In un mondo del lavoro sempre più segnato da trasformazioni tecnologiche e nuove esigenze produttive, il valore di un’azienda si misura anche sulla base delle competenze delle sue persone.
La formazione continua, o lifelong learning, rappresenta oggi più che mai un fattore strategico di competitività per le imprese e di crescita professionale per i lavoratori.
Non si tratta solo di aggiornare il personale su temi tecnici, ma di accompagnare ogni individuo lungo tutto l’arco della sua vita lavorativa, supportandolo nell’acquisizione e nel perfezionamento delle competenze.
I dati di Assolavoro: poca formazione, troppo autofinanziata
Secondo una recente indagine di Assolavoro pubblicata a luglio 2025, l’Italia è ancora lontana dalla media europea per quanto riguarda la partecipazione degli adulti (25-64 anni) a percorsi formativi: solo il 35,7%, ben 11 punti sotto la media UE.
I numeri diventano ancora più preoccupanti se si considera che:
- Il 78% dei lavoratori che non partecipano a corsi dichiara di non averne bisogno;
- Il 20,3% evidenzia ostacoli organizzativi o economici;
- I disoccupati sono i più esclusi: solo l’11,9% accede a percorsi di formazione professionale;
- Tra 2022 e 2023, su 15 milioni di lavoratori, ben 11,8 milioni non hanno seguito alcun corso di formazione.
Ancor più allarmante è il fatto che la formazione resta perlopiù autofinanziata dalle imprese:
il 76,8% delle aziende utilizza risorse proprie, con punte dell’81,4% tra le microimprese.
Solo il 15,4% delle imprese usa i Fondi interprofessionali, mentre i fondi europei strutturali (6,1%) e le agevolazioni fiscali (5%) restano scarsamente utilizzati.
Fondi interprofessionali: il principale strumento per la formazione
Tra i canali più efficaci per finanziare la formazione continua dei dipendenti ci sono i Fondi interprofessionali. Istituiti dalla legge 388/2000, questi strumenti permettono alle imprese di tutti i settori (industria, agricoltura, artigianato, terziario) di accedere a contributi a fondo perduto per la formazione.
Ogni datore di lavoro può aderire gratuitamente a un fondo, destinando lo 0,30% del monte salari, già versato all’INPS, a piani formativi personalizzati.
Il grande vantaggio?
Le aziende possono recuperare e reinvestire queste risorse, ottenendo corsi di alta qualità senza sostenere costi aggiuntivi.
Tra i principali fondi troviamo:
- FonARCom
- Fondimpresa
- FondoProfessioni
- FONDIR (per i dirigenti)
- For.Te. (per il terziario)
- Fondartigianato
Ogni fondo pubblica periodicamente avvisi per finanziare:
- Formazione su competenze trasversali e tecnico-specialistiche
- Corsi individuali o aziendali
- Piani settoriali e territoriali
- Formazione per disoccupati o neoassunti
Fondo nuove competenze: investire per il futuro
Accanto ai fondi interprofessionali, un ruolo sempre più centrale è svolto dal Fondo nuove competenze (FNC).
Arrivato alla terza edizione nel 2025, il FNC sostiene le imprese nei processi di riorganizzazione legati alla transizione digitale ed ecologica.
L’obiettivo è rimodulare l’orario di lavoro e utilizzare parte delle ore per formare i lavoratori, con il costo del tempo formativo coperto dallo Stato.
Per il FNC 3 sono stati stanziati oltre 1 miliardo di euro e migliaia di imprese hanno già aderito.
Le altre opportunità di finanziamento
Oltre ai fondi interprofessionali e al FNC, le aziende possono accedere ad altri strumenti per finanziare la formazione:
- Bandi regionali, spesso alimentati da fondi europei;
- Agevolazioni fiscali, come il credito d’imposta per la formazione 4.0;
- Voucher formativi individuali offerti da Regioni o Camere di Commercio;
- Programmi settoriali o territoriali con risorse pubbliche.
Una buona conoscenza degli strumenti disponibili è fondamentale per sfruttare al massimo le opportunità.
La formazione come leva strategica e di welfare aziendale
Investire nella formazione professionale non è solo un obbligo per adeguarsi al mercato, ma una vera strategia di sviluppo aziendale.
Una formazione ben pianificata:
- Aumenta la motivazione dei lavoratori
- Migliora la produttività aziendale
- Riduce il turnover del personale
- Supporta l’innovazione tecnologica e organizzativa
Sempre più imprese considerano la formazione continua una forma di welfare aziendale, in grado di migliorare la qualità della vita lavorativa e di rafforzare il rapporto tra dipendente e impresa.
Come iniziare: mappatura e pianificazione
Il primo passo per un’impresa è mappare i fabbisogni formativi, valutando le competenze possedute e quelle da acquisire.
Poi, attraverso l’aiuto di consulenti specializzati, è possibile:
- Selezionare il fondo più adatto
- Presentare i piani formativi in modo corretto
- Ottenere il finanziamento
- Attivare corsi mirati e personalizzati
I lavoratori devono crederci
Infine, è importante che anche i lavoratori siano protagonisti.
Formarsi non deve essere vissuto come un obbligo, ma come un investimento su sé stessi, utile per il presente e il futuro.
La formazione è la chiave per non restare indietro, per crescere professionalmente e per costruire una carriera duratura.
